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LA PSICOLOGIA DELLO SPORT

Autore: Angela Maria Toschi


La Psicologia dello Sport, come settore specifico della psicologia, non riguarda soltanto - come forse molti ritengono - i problemi relativi allo sport ad alto livello, ma lo studio della pratica collettiva , cioè le condizioni, i fenomeni, le conseguenze dell'attività ludico-agonistica nei bambini, ragazzi, adulti ed anziani. La Psicologia dello Sport si inserisce anche e soprattutto come strumento fondamentale per quello che attualmente viene definito "lo sport per tutti".
Non bisogna dimenticare che lo sport ha un grande ruolo sociale.
Sotto questo profilo possiamo affermare che lo psicologo dello sport rifiuta una domanda volta unicamente ad ottenere un risultato agonistico.

L'ambiente e l'attività sportiva costituiscono una "situazione" ideale per lo studio dei problemi della personalità, del gruppo, delle motivazioni, per lo studio dei problemi concernenti l'aggressività, il gioco, l'apprendimento motorio, la psico-fisiologia ed anche alcune tecniche psicoterapiche.
Se si considera che l'atto sportivo è una rappresentazione sintetica dell'agire umano, si può pensare che la psicologia dello sport potrebbe diventare un'area privilegiata per l'individuazione e lo studio dell' "azione" nelle sue strutture di base.
Sotto questo aspetto la psicologia dello sport può darci non solo una maggiore conoscenza dell'essere umano e la possibilità di ri-umanizzare lo sport, ma anche forse - attraverso lo sport e l'attività ludica - di ri-umanizzare la società. I principali settori operativi della psicologia dello sport sono: la ricerca, l'applicazione, la didattica, la diffusione.

LA RICERCA
La ricerca è andata via-via occupando campi sempre più vasti di indagine. Soltanto per citare i più importanti

- il problema dell'apprendimento motorio e dell'abilità motoria, con tutti i temi di natura neurofisiologica e psicologica ad esso collegati;
- lo studio della "personalità" e delle "motivazioni" (ad esempio il problema dell'agonismo e dei meccanismi aggressivi ad esso collegati);
- lo studio della dinamica dei gruppi, che vede la squadra sportiva come terreno ideale sia per la messa a punto di tecniche d'intervento che permettano di offrire soluzioni alternative alla leadership tradizionale, sia per la comprensione dei rapporti interpersonali tra atleta e allenatore, tra allenatore e dirigenza, ecc..
- infine, la problematica della psicopatologia dell'atleta nel delicato adattamento psicologico che gli viene richiesto nella situazione agonistica.

L'APPLICAZIONE
Essa consiste in tre momenti principali:
1) La valutazione Per un sano esercizio dell'attività sportiva sono ritenuti indispensabili quattro elementi psicologici:
a) una personalità fondamentalmente sana ed equilibrata;
b) una carica aggressiva che sia espressione di una forte volontà di autoaffermazione, nel rispetto delle regole e della lealtà;
c) una "capacità di resistenza" alle frustrazioni , che permette l'accettazione di qualunque risultato:
d) una "stabilità emotiva" che permetta l'innocua altalena affettiva tra l'aggressività in gara e la disponibilità sociale nel clima extrasportivo.
2) La preparazione Lo Psicologo dello Sport ha un ruolo fondamentale nella preparazione dell'atleta (l'argomento verrà approfondito sotto il paragrafo "Allenamento Mentale")
3) La terapia

Il mondo degli atleti è di solito rappresentato da persone fondamentalmente "sane". Dato il numero sempre crescente di persone che si avvicinano al mondo dello sport però, ci può essere necessità di una azione "terapeutica" più specifica. Lo Psicologo dello sport, se non ha una preparazione adeguata, può inviare l'atleta ad altri colleghi, che a seconda della loro formazione, possono adottare approcci terapeutici diversi e altrettanto validi.

LA DIDATTICA
La preparazione degli operatori sportivi : tecnici, dirigenti, allenatori, educatori fisici, riveste ormai una grande importanza. Una formazione-sensibilizzazione alla psicologia riveste un requisito fondamentale per queste persone, per evitare gravi errori nei loro interventi sul piano organizzativo, pedagogico e sociale.

LA DIFFUSIONE L'auspicio è che la psicologia dello sport trovi sempre più diffusione in tutti gli ambienti sportivi a tutti i livelli, in tutti i paesi del mondo e che la popolazione sportiva diventi sempre più disponibile ad una concreta applicazione della psicologia.
Già nel 1973 a Tokyo, durante il primo seminario internazionale su "Educazione fisica e sport nell'età della massima industrializzazione" è stato detto che "L'industrializzazione della società ha contaminato l'esistenza umana. La meccanizzazione ha travolto la naturale tendenza all'attività motoria, stiamo per essere sommersi da uno stile di vita nettamente disumano".

A Montreal, nel 1974, l'Associazione Internazionale di Psicologia Applicata nel suo 18° congresso su "L'uomo e la condizione umana", ha detto "L'uomo è arrivato al controllo della tecnologia senza però arrivare all'avvicinamento con il prossimo sia sul piano interpersonale che su quello dei gruppi minoritari". Sono passati ormai trent'anni e la situazione non è certo migliorata. Il movimento è necessario perché è il fondamento bio-psichico dell'uomo anche di quello odierno. La medicina sportiva sta dando un grande contributo nell'aver individuato il male subdolo della nostra civiltà e cioè la "malattia ipocinetica" che include tutte le disfunzioni dovute ad una vita quasi esclusivamente sedentaria. Il medico quindi suggerisce movimento e ginnastica, perché la sedentarietà influisce negativamente sul metabolismo, sulla circolazione, sui muscoli. Ma il medico si ferma qui. Lo psicologo va oltre. Riconosce l'opportunità dell'attività motoria, ma propone che questa attività non venga vissuta come un ulteriore impegno. Lo psicologo suggerisce un movimento gratificante e gradito, quale può essere espresso da una formula sportiva le cui motivazioni primarie sono il gioco e l'agonismo. L'attività sportiva è tale se diverte e se prevede la competizione, non fosse altro che con se stessi e con le proprie precedenti esperienze. Naturalmente va eliminato il cosiddetto "campionismo", cioè lo sport deformato e strumentalizzato come mezzo di affermazione . L'attività ludica, connessa con quella agonistica, rappresenta un processo fondamentale nell'evoluzione psicologica della persona, una espressione del passaggio dall'isolamento egocentrico dell'infanzia alla relazione sociale.
ASPETTI IGIENICO-MENTALI NELLO SPORT (Callieri e Frighi)
1) maggiore capacità a tollerare gli insuccessi; 2) possibilità di esprimere, dominare e controllare la propria aggressività; 3) acquisizione di una sicurezza di sé attraverso la partecipazione alla vita di gruppo; 4) maggiore identificazione di sé attraverso l'acquisizione di ruoli determinati; 5) senso di partecipazione sociale derivante dall'accettazione di categorie comuni di valori; 6) compensazione di sentimenti di inferiorità e maggiore aderenza alla realtà attraverso gli effetti concreti derivanti dall'osservanza delle regole del gioco; 7) gratificazione, socialmente approvata, di certi bisogni esibizionistici.
L'ALLENAMENTO MENTALE
Nello sport, così come nella vita, si trascurano in gran parte gli aspetti mentali ed emotivi che potrebbero contribuire non solo alla buona riuscita della performance, ma anche al benessere dell'uomo-atleta. Se si esamina "l'ambiente" sportivo, infatti, si riscontrano ancora realtà abbastanza carenti di attenzione verso il benessere psicofisico dell'atleta. Si incomincia a fare sport per divertimento e ben presto si pone tutta l'attenzione al risultato. L'introduzione dello psicologo dello sport nell'ambiente sportivo significa innanzitutto un cambio di prospettiva nei confronti degli obiettivi da raggiungere.

E' sul miglioramento della prestazione ai vari livelli (fisico, tecnico, tattico, mentale) che dovrà convergere l'attenzione delle varie professionalità che si muovono attorno all'atleta per affiancarlo nel dare il meglio di sé (e di conseguenza raggiungere anche il "risultato"). E' necessario che i vari ruoli e professionalità (dirigenti, allenatori, preparatori atletici, medici, genitori, ecc..)imparino a lavorare e a comunicare insieme per un unico obiettivo in modo tale che all'atleta arrivino messaggi omogenei attraverso linguaggi altrettanto omogenei. Per facilitare questo è fondamentale far prendere coscienza al mondo sportivo che l'allenamento di tipo classico ormai non basta più. Allenare il corpo è indispensabile, avere una buona tecnica di gioco è altrettanto indispensabile, avere una buona strategia è estremamente importante, ma più importante di tutto è disporre di un buon allenamento mentale, poiché gli errori quasi mai sono di natura tecnica, quasi sempre invece derivano dall'interferenza dei pensieri e delle emozioni. Scopo dell'allenamento mentale è quello di aiutare a scoprire come l'unità psicofisica mentecorpo possa determinare il livello della propria prestazione tenendo presente comunque che la preparazione psicologica non è un rito magico, la bacchetta magica per diventare campioni: essa permette la realizzazione delle potenzialità dell'atleta nel loro complesso, ottenibili pertanto con un costante impegno dell'allenamento fisico accompagnato da una personalità equilibrata. Contrariamente a quanto ancora generalmente si pensa, dentro e fuori dal mondo sportivo, le abilità mentali si possono allenare, così come si possono allenare le capacità fisiche e motorie.

Esaminiamo ora a grandi linee le principali abilità mentali utili nello sport.
=> CONTROLLO DEI PENSIERI
=> CONTROLLO DELL’ATTENZIONE
=> GESTIONE DELLO STRESS
=> CONTROLLO DELLE IMMAGINI
=> MODULAZIONE DELL’AROUSAL
=> FORMULAZIONE DEGLI OBIETTIVI


Come si può vedere dal grafico esse sono: la formulazione degli obiettivi, la modulazione dell'arousal cioè dell'attivazione psicofisica, il controllo dei pensieri, il controllo dell'attenzione, la gestione dello stress e il controllo delle immagini. Innanzi tutto occorre scegliere gli obiettivi.
Quali obiettivi ?
L'obiettivo non potrà essere il risultato ( inteso come "vittoria"), poiché il risultato non si può allenare, mentre si può allenare la prestazione. Infatti, quando l'unico obiettivo è il risultato, qualora il risultato non venga raggiunto ( ed è ovvio che non possa sempre essere raggiunto !):si avranno conseguenze molto negative: molto spesso c'è frustrazione, calo di motivazione, calo di autostima, ecc.. tutti aspetti psicologici abbastanza difficili da "recuperare".
Se invece si punta al miglioramento di tutti gli aspetti che compongono il gesto sportivo (miglioramenti chiari e verificabili: a breve, medio e lungo termine) ogni volta si avrà sicuramente un obiettivo raggiunto. Se l'atleta non vince ha comunque la possibilità di verificare che qualche miglioramento di quelli che si era proposto è stato raggiunto, ad esempio: giocare meglio, rimanere concentrato, non perdere la fiducia, divertirsi. In questo modo motivazione ed autostima dell'atleta si alimentano da soli.
Non bisogna infatti dimenticare che c'è una stretta relazione tra autostima, fiducia in se stessi e prestazione.

Gli atleti che sperimentano esperienze gratificanti, hanno una elevata fiducia accompagnata di solito da pensieri positivi.
Dubbi sulle proprie capacità personali, scarsa fiducia in se stessi e tensione - se tendono a ripetersi e a diventare cronici - impediscono la piena espressione delle proprie potenzialità.
E' fondamentale che l'atleta impari a controllare i propri pensieri per conseguire diversi obiettivi: controllo dell'attenzione, correzione degli errori, apprendimento di abilità, elicitazione di emozioni positive, incremento della fiducia in se stessi.
Occorre poi che l'atleta impari a modulare il proprio arousal .
L'arousal è l'attivazione psicofisica giusta per quello sport, per quel momento della prestazione, per quell'atleta.
Occorre pertanto tendere a personalizzare la preparazione dell'atleta, poiché ci sono atleti che hanno bisogno di essere più rilassati, altri che hanno bisogno di essere più attivati. Nel caso di attivazione eccessiva o ridotta (e la si vede attraverso sintomi sia fisici che comportamentali e psicologici), la prestazione non sarà ottimale.
L'impiego delle immagini, abilità che si può apprendere ed approfondire, è alla base di diverse modalità di allenamento mentale.
Alcuni atleti utilizzano spontaneamente attività immaginative per rivedere, correggere, anticipare la prestazione anche senza che qualcuno abbia insegnato loro particolari procedure.
Prima dell'esecuzione l'atleta può raffigurarsi le caratteristiche e le richieste del compito, ripetendo mentalmente le varie fasi dell'azione; durante la prestazione può ripensare ad una strategia o ad uno stimolo specifico. Al termine dell'azione può rivivere mentalmente tutte le fasi dell'azione, rilevare gli eventuali errori da correggere oppure ripetere l'esatta esecuzione per rafforzarla in memoria a lungo termine.
La prestazione sportiva richiede inoltre la capacità di mantenere l'attenzione su di un compito per una corretta esecuzione, in relazione alle richieste situazionali.
L'atleta pertanto deve imparare a: a) selezionare gli stimoli a cui rivolgere l'attenzione trascurando quelli meno rilevanti, b) spostare l'attenzione al momento opportuno verso informazioni appropriate, c) mantenere l'attenzione sugli stimoli importanti.
Lo sviluppo di un programma di allenamento appropriato include varie tecniche quali l'arresto dei pensieri, il centering, il riorientamento dell'attenzione e il rehearsal mentale e vanno comunque proposte in base alle richieste particolari della disciplina sportiva.
Una certa stabilità emotiva, con un livello relativamente basso di ansia e tensione, è una caratteristica che in generale contraddistingue gli atleti di successo.
In un programma generale di allenamento mentale, l'abilità a controllare e ad utilizzare in modo vantaggioso gli stimoli stressanti va sviluppata in sintonia con gli altri aspetti della preparazione, poiché un elevato livello di ansia (che si può manifestare sia a livello cognitivo che somatico) è nocivo per la prestazione e crea vissuti negativi di inadeguatezza e sfiducia nelle capacità personali.
A proposito dell'ansia vorrei concludere con un ultima considerazione:
la "serietà" con cui oggi tutti affrontano lo sport è nociva e controproducente, poiché crea tensione e nervosismo, fa nascere il desiderio di vincere a tutti i costi, rendendo timorosi di perdere e questo influisce in senso negativo sulla prestazione.
"Non prendete le cose seriamente. Se prendete le cose seriamente, mancate il punto della questione. La comprensione avviene quando si ha una profonda, rilassata, non seria, giocosa attitudine. Quando diventate seri, diventate tesi, vi chiudete. Quando siete giocosi possono accadere molte cose, perché nella giocosità c'è creatività, nella giocosità potete innovare" (Osho)


Angela Maria Toschi
Psicologo dello Sport*
Psicoterapeuta
(*) Socio A I P S (Associazione Italiana Psicologia dello Sport)
L'AIPS si occupa di ricerca, didattica (la preparazione dell'operatore sportivo), applicazione (valutazione, preparazione, terapia), diffusione.
Per chi vuole saperne di più può contattare:
AIPS BOLOGNA Via Solferino, 9 - 40124 BOLOGNA Tel. 051.583553
AIPS - Sede Nazionale Via E. Faà di Bruno, 67 - 00192 ROMA Tel. 06.3722859



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