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A pochi giorni dal blitz dei NAS sul Giro d'Italia di Ciclismo ci si sta domandando se sia stato opportuno e necessario intervenire in quel preciso momento e con una operazione così spettacolare e massiccia. Vorrei però ricordare che contro il doping non c'è solo l'azione repressiva. Vorrei che non ci dimenticassimo che la lotta al doping deve partire soprattutto dalla prevenzione che si caratterizza nella capacità di tutti gli operatori sportivi di stroncare ed interrompere sul nascere qualsiasi forma o strumento distorto utilizzato per perseguire e raggiungere risultati e prestazioni.
Le Istituzioni Sportive e le Amministrazioni Locali hanno in passato sottovalutato lo sport come strumento sociale. Questo ha portato alla mancanza di una formazione capillare di tutti gli operatori sportivi chiamati a gestire la crescita e la formazione dei bambini, degli adolescenti e dei giovani, che ha sicuramente contribuito all'emergere di forme devianti di sport e di comportamenti giovanili devianti, di cui purtroppo la cronaca di questi tempi è piena.
Sappiamo bene come lo sport dilettantistico si regga da sempre sull'apporto di operatori volontari che gestiscono, promuovono ed organizzano con passione ed entusiasmo le varie iniziative ed attività sportive. Non sempre però la passione e l'entusiasmo sono sufficienti a svolgere nel migliore dei modi un determinato compito, occorrono anche conoscenze specifiche, capacità ed attitudini personali. Spesso i tecnici sono più consapevoli della necessità di aggiornarsi su nuove metodologie di allenamento e quindi più disponibili all'intervento formativo, mentre il dirigente sportivo ha quasi sempre, specialmente in passato, rifiutato ogni proposta di interventi formativi.
Di conseguenza i dirigenti, pur avendo spesso il ruolo chiave di gestione globale, sia della gestione economica/amministrativa che delle risorse umane, delle associazioni sportive, sono gli operatori meno preparati, con poche conoscenze - se non tecniche amministrative - ed inoltre poco disposti a mettersi in discussione.
Il dirigente deve svolgere il ruolo di "facilitatore" della comunicazione fra i vari ruoli e professionalità - allenatore, preparatore atletico, medico, massaggiatore, genitori - per verificare ed uniformare gli obiettivi, confrontarsi sulle esperienze reciproche, innescando un dialogo permanente con l'obiettivo di facilitare il percorso atletico, agonistico e formativo di ogni atleta. L'obiettivo deve sempre essere il benessere dell'uomo/atleta. Occorre tendere all'organizzazione di un lavoro di collaborazione fra tecnico e dirigente per essere in grado di osservare, aiutare, incoraggiare, consolare, spronare sia il possibile futuro campione che l'atleta più scarso, solo così possiamo anche recepire problemi e disagi latenti.
Occorre rivalutare il ruolo del dirigente sportivo come punto di riferimento per tutti i componenti di ogni realtà sportiva, possibilmente a tutti i livelli agonistici .
E' pertanto più che mai urgente definire un progetto specifico finalizzato alla formazione di base dei dirigenti sportivi che deve vedere le Istituzioni sportive non in concorrenza fra di loro ma in collaborazione per realizzare, magari insieme alle Università, uno specifico corso biennale di formazione.
Sarebbe auspicabile la collaborazione fra la nuova Facoltà di Scienze Motorie ed il Corso di Laurea di Base in Economia delle Organizzazioni Non Profit per l'elaborazione di un modello formativo che tenga conto delle caratteristiche specifiche dello sport ma anche delle peculiarità economico/aziendali dell'associazionismo non profit. Coinvolgendo nella realizzazione le Amministrazioni locali e le Istituzioni Sportive. Lasciando poi, alle agenzie formative di settore di caratterizzare la formazione secondo le varie specializzazioni e finalizzata alle capacità manageriali e relazionali.
Solo con un impegno concreto sulla formazione degli operatori sportivi promosso ed organizzato dalle Istituzioni sportive centrali e calato in ogni realtà periferica, in stretta collaborazione con gli Enti Locali, si potrà sperare di avere in futuro un vero sport pulito. Sollecitando anche l'intervento economico dello Stato, che si potrà trasformare nel risparmio di successivi costi sociali per il recupero da patologie e devianze.
L'altra alternativa è quella ipotizzata da alcuni mezzi di informazione: uno staff di agenti dei Nas al seguito delle manifestazioni sportive più importanti.
Che tristezza! Scusate, ma questo non è più sport !
Franco Faggioli
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