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ALLENAMENTO EMOTIVO
Esperienze a confronto - Tecniche di rilassamento - Espressione creativa. Per imparare a riconoscere le proprie emozioni, quelle degli altri e a gestire meglio i rapporti interpersonali.
Allenamento emotivo. Cosa significa questo titolo? “Allenamento” è una parola usata soprattutto nello sport. Ci si “allena” per migliorare la propria prestazione, per spostare i propri limiti. Ma, anche se non viene usato questo termine, di fatto, noi tutti siamo in continuo allenamento per apprendere: andiamo a scuola per imparare cose che ancora non sappiamo, lavoriamo, ma dobbiamo continuare ad imparare quel mestiere, e, se cambiamo lavoro, dobbiamo, in gran parte, ricominciare da capo. Tutto questo, ognuno di noi lo dà per scontato, per assodato. Quando invece non si tratta di scuola, di lavoro, di sport ….ma della nostra vita privata: dei rapporti familiari, interpersonali, con noi stessi, tutto questo non è più dato per scontato. In queste aree della nostra vita – così essenziali per ognuno di noi – diamo per scontato che nasciamo “imparati”. Diamo per scontato: basta mettere al mondo dei figli – a livello biologico – per saper fare i genitori; che se non abbiamo dei buoni rapporti interpersonali è colpa degli altri – e se stiamo male con noi stessi (depressione, attacchi di panico, stress, malattie fisiche,… ecc….) noi non c’entriamo: è qualcosa a livello del cervello o del corpo che si è inceppato e allora, ricorriamo – tramite le varie specializzazioni mediche – a farmaci e/o interventi di vario genere, per i quali noi demandiamo la completa responsabilità a qualcun altro. E’ difficile, a volte doloroso, accettare, riconoscere, che nessuno di noi nasce “imparato” su nulla e tantomeno sul “saper vivere”. “Vivere” si impara, come tutte le cose, strada facendo. “Vivere” si impara “vivendo”, con la curiosità di capire, di apprendere da quelli che noi chiamiamo erroneamente “errori” e per i quali ci sentiamo quasi sempre in colpa. “Vivere” si impara “camminando lungo la vita” passo dopo passo, aprendo giorno dopo giorno nuovi sentieri. Che cosa fare dunque? Riconoscere, accettare, che ora come ora, pochi essere umani hanno dimostrato, nel corso della storia umana, di aver capito e, di conseguenza, applicato alla loro vita la vera conoscenza di come funzioniamo noi esseri umani, e di chi siamo veramente, rendendo testimonianza a noi tutti di quali sono le nostre potenzialità e le nostre possibilità di vivere una vita di benessere, di gioia, di pace, di completa realizzazione di sè stessi. Se riconosciamo e accettiamo che non siamo nati “imparati”, ci apriremo alla ricerca di come fare, cosa fare, quando, dove, ed eventualmente con chi incominciare. Ogni essere umano sperimenta se stesso attraverso sensazioni, emozioni/sentimenti, pensieri/immagini, di cui in gran parte non si rende conto in tempo reale. Ciò significa che l’essere umano (che per semplificare possiamo considerare come un’ “unità corpo-mente) in gran parte della sua vita, delle sue giornate, non è consapevole di se stesso, ma per la maggior parte del tempo vive “in automatico”, anzi, in modo “meccanico”. Mentre gli “automatismi” che derivano da un apprendimento (per es: guidare la macchina) ci permettono un risparmio di attenzione e di energia e quindi sono positivi, la maggior parte degli automatismi che ci derivano da “condizionamenti” sono uno spreco di tempo, di energia e soprattutto sono “atteggiamenti e risposte” non adeguate* da cui derivano:
*(ad es: “rapportarci” sempre allo stesso modo, anche se le situazioni e le persone cambiano; dare sempre le stesse risposte, provare sempre le stesse emozioni anche se “il mondo” attorno a noi è cambiato…eccc….)
insoddisfazione, depressione, stress, panico, malattie fisiche e tutto quello che ci rende la vita di “qualità” scadente. Quindi:….allenamento,…allenamento,….allenamento….per incrementare la nostra consapevolezza, la coscienza di noi stessi. Stiamo diventando più sensibili e più attenti alle esigenze del nostro corpo: alimentazione, movimento, ecc… E questo è buono. Dobbiamo diventare più sensibili, più attenti anche alle altre componenti di noi stessi, alle nostre parti cosiddette “psicologiche”: le nostre emozioni, i nostri schemi mentali (il modo in cui noi pensiamo) e soprattutto a “chi siamo” veramente. Come in ogni apprendimento, in ogni allenamento, ci vuole tempo e costanza (qualcuno la chiama “disciplina” da “disco” (latino) = imparo): un gradino alla volta si sale una scala, un passo alla volta si scala una montagna. Viviamo in un tempo che tenta di abituarci, illusoriamente, al “tutto e subito”. Ciò è molto ingannevole e controproducente ai fini di una vita di “qualità”. Il tempo è vita. Più trascorriamo le nostre giornate in modo “meccanico”, meno siamo “presenti”……meno siamo “vivi”. Più viviamo una vita da robot, una vita magari “piena di tante cose”, una vita di “quantità”….. più viviamo una vita di qualità scadente.
Questa la lunga premessa. Spero di avervi incuriosito.
Ora entriamo in azione (dal greco “en ergon” : energia): impariamo ad usare la nostra energia in un altro modo, in modo migliore, più creativo. Negli incontri serali, a cadenza settimanale ( e negli incontri mensili, di una giornata, più intensivi), impariamo a contattare il nostro corpo fisico: attraverso l’attenzione sul respiro, sulle tensioni muscolari , ecc.. e poi a contattare la nostra componente emozionale: riconoscere, accettare, non negare o reprimere le nostre emozioni, ma imparare a gestirle e a viverle in modo ottimale, e a cercare di capire davvero “chi siamo”. E poi “snidare” i nostri “condizionamenti”, i nostri schemi mentali che sono veramente lo “snodo” più importante da riconoscere, gestire, cambiare, se davvero vogliamo migliorare la nostra vita. Nella nostra epoca, nella nostra cultura, la stragrande maggioranza degli esseri umani si identifica con le proprie idee, con le proprie opinioni, con le proprie convinzioni: tanto è vero che, se qualcuno ci critica per qualcosa a livello fisico ci rimaniamo male, ma poi ci passa abbastanza facilmente, ma se qualcuno ha da ridire su quello che noi pensiamo, noi siamo disposti a fare la guerra (vera o metaforica) pur di difendere il nostro modo di pensare, di vedere, di vivere la vita.
Gli incontri sono: di gruppo. Il gruppo è importante perché ci mette, forse per la prima volta, in condizione di condividere, di ascoltare, di essere ascoltati, senza essere giudicati. Non è competizione: ognuno ha i suoi tempi, i suoi modi e le esperienze, pur così diverse di ognuno, diventano gradualmente patrimonio, ricchezza comune e di ognuno, in un clima di fiducia che gradualmente ed inevitabilmente aumenta e favorisce e conferma la voglia di crescere, di imparare, di cambiare. La vita è una avventura affascinante, da vivere appieno fino all’ultimo respiro, con curiosità, intelligenza e creatività.
Angela M. Toschi Psicologa, psicoterapeuta
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Fonte: A.R.I.E.T.E.
Autore:
Franco Faggioli
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