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Data: Giovedì 12 febbraio 2004

Costruire e gestire un impianto sportivo : Impostazione Tecnico- Organizzativa e scelta della forma giuridica del realizzatore.


T SPORT N°234 pagina a cura dell’UGIS - Unione Gestori Impianti Sportivi



Redazione di Michele Amerio



COSTRUIRE E GESTIRE UN IMPIANTO SPORTIVO : IMPOSTAZIONE TECNICO- ORGANIZZATIVA E SCELTA DELLA FORMA GIURIDICA DEL REALIZZATORE.



Coltivato per tanto tempo il desiderio di realizzare un impianto sportivo, giunge il momento in cui un Dirigente Sportivo vede concretizzarsi le possibilità di finalmente avviare sul suo territorio il recupero o la costruzione ex novo della tanto desiderata struttura.

Attirato dalla possibilità di ricevere l’aiuto di un contributo pubblico o di accedere ai Finanziamenti Agevolati erogati dall’Istituto per il Credito Sportivo, il nostro entusiasta e dinamico eroe comincia ad interessare geometri ed architetti, tecnici delle Federazioni ed esperti dello sport più amato; qualche volta riesce anche a svolgere e completare un buon studio sul bacino d’utenza di riferimento…poi… nasce il problema : quale impostazione tecnico-organizzativa e quale scelta della forma giuridica adottare per avviare concretamente le procedure e raggiungere l’obiettivo?

In realtà, la risposta non è così facile ed automatica perché richiede l’assistenza e consulenza di un esperto specializzato sull’argomento, in grado di suggerire un percorso operativo e burocratico efficace, corretto ed in linea con le norme, opportunità e leggi vigenti del Sistema Sportivo e quindi tali da evitare lungaggini ed errori che potrebbero comportare nel periodo successivo forti dispendi di risorse economiche, energie ed entusiasmo.

In effetti, individuata la figura del realizzatore o recuperatore di impianti sportivi e definiti i suoi ambiti di intervento, nasce sempre la necessità reale di stabilire il tipo di natura giuridica del soggetto realizzatore di un nuovo complesso sportivo ed in particolare la migliore impostazione gestionale del suo Punto Sport.

La riflessione si rende indispensabile giacché devono essere rispettate nella forma e nella sostanza le norme giuridiche vigenti in materia di nuovi ordinamenti delle Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche; deve essere salvaguardato l’investimento della proprietà immobiliare ed allo stesso tempo la titolarità della sua fruizione convenzionata, ma anche i vincoli di democrazia, partecipazione e pubblico interesse che il Sistema Sportivo e l’Associazionismo pongono alla base della corretta impostazione e gestione della loro attività istituzionale.

Come conciliare quindi le esigenze di tutela dell’investimento e la democrazia effettiva e reale imposta dalle leggi vigenti in materia, tenendo conto che lo stesso Istituto per il Credito Sportivo ha precisi vincoli circa le caratteristiche che deve avere il Soggetto che richiede ed ha titolo per accedere ai finanziamenti agevolati?

Una soluzione tecnicamente corretta e che da qualche tempo trova pratica ed efficace attuazione è una impostazione di ingegneria societaria che preveda una gestione complessa ovvero distinte assunzioni di ruolo e di responsabilità operative attraverso organizzazioni diverse e separate, sia pur coordinate da un’unica strategia di promozione e sviluppo.

Dal coordinato di quanto disposto dalle Leggi n.91 /1981 – n.50/1983 – DPR 361/2000 e n.289/2002 l’indicazione è sufficientemente chiara : il realizzatore o costruttore di un impianto sportivo, che intende accedere a finanziamenti pubblici o agevolati del Sistema Sportivo, è opportuno che assuma una delle configurazioni di natura giuridica possibili, che di seguito illustriamo :
a) Associazione Sportiva Dilettantistica, riconosciuta con personalità giuridica
b) Società Sportiva Dilettantistica di Capitali senza finalità di lucro
c) Cooperativa Sportiva Dilettantistica

Esaminiamo in breve le note più caratteristiche delle soluzioni ipotizzate, rinviando alla consulenza specialistica dell’esperto la evidenziazione più specifica delle differenze e convenienze, in quanto queste sono strettamente correlate alle più particolari caratteristiche, esigenze ed intenzioni personali del Soggetto interessato.

§ ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA, RICONOSCIUTA
CON PERSONALITA’ GIURIDICA (artt. 14 / 35 del Codice Civile)

Trattasi della più semplice organizzazione di persone, ente non commerciale senza finalità di lucro, regolata dagli artt.14/35 del Codice Civile.

Deve essere obbligatoriamente definita, anche nella denominazione, “sportiva dilettantistica” ed affiliata ad almeno una Federazione o ad un Ente di Promozione Sportiva riconosciuto dal CONI.

Iscritta nello specifico registro istituito presso il C.O.N.I., si caratterizza per essere stata costituita o ricostituita per atto pubblico con un testo di Statuto sociale che ne esalta e tutela la democraticità della sua organizzazione interna, così come stabilito dal D.Lgs. n.460/1997 e s.i.m.

Il riconoscimento comporta l’acquisizione della personalità giuridica ai fini civilistici ovvero la piena capacità giuridica di agire nonché la completa autonomia patrimoniale e di personalità dell’associazione.

Le Associazioni Riconosciute godono di un’autonomia patrimoniale perfetta; ne consegue che esiste una distinzione precisa tra patrimonio dell’associazione e patrimonio del singolo associato, nel senso che i creditori dell’associazione non possono agire nei confronti del patrimonio dei singoli associati ma solo sul patrimonio dell’associazione e nello stesso tempo i creditori dei singoli associati non possono far valere i propri diritti sul patrimonio associativo.

In secondo luogo godono della limitazione, al solo patrimonio sociale, di responsabilità degli amministratori per le obbligazioni assunte per conto dell’associazione.

Il procedimento per l’acquisizione della personalità giuridica delle associazioni mediante riconoscimento, per effetto del DPR 361/2000, dal 22 dicembre 2002 è semplificato e coincide con l’ordine per Decreto del Presidente della Giunta Regionale, di iscrizione nel Registro delle Associazioni Sportive Dilettantistiche con personalità giuridica, istituito presso la P.G.R.

Negli stessi registri saranno iscritte successivamente le modificazioni dello Statuto.

Condizione per il riconoscimento della personalità giuridica , oltre a tutte le condizioni richieste dalla legge o dal regolamento per la costituzione dell’ente, è che lo scopo sia “possibile e lecito” e che il patrimonio si presenti “adeguato alla realizzazione dello scopo”

La consistenza di quest’ultimo deve essere dimostrata da idonea documentazione da allegare alla domanda.

§ SOCIETA’ SPORTIVA DILETTANTISTICA DI CAPITALI
SENZA FINALITA’ DI LUCRO ( Leggi 91/1981 – 50/1983 – art.90 della Legge 289/2002)

Questo tipo di Società di capitali si differenzia da qualsiasi altra società commerciale ( art.2325 del Codice Civile) per l’obbligatorio inserimento nello Statuto di clausole tipicamente sportive e sociali, mentre la ripartizione del capitale ( 25.000 € ) avviene in quote da un euro.

Il vantaggio rispetto alla struttura associazionistica è dato dalla possibilità di concentrare in mani determinate, la proprietà ed il controllo della Società.

Le società di capitali si distinguono, nella maggior parte dei casi, in società per azioni ( S.p.A.) e in società a responsabilità limitata (S.r.l.)

I poteri di amministrazione sono decisi dall’assemblea dei soci.

La caratteristica principale che distingue la società di capitali dalle associazioni o dalle società di persone è che i poteri, all’interno dell’assemblea, sono per possesso di quote o azioni e non per testa, nonché la limitazione di responsabilità.

Infatti i soci di società di capitali rispondono esclusivamente nei limiti del capitale conferito.
E’ necessaria la costituzione per atto pubblico e l’iscrizione nel registro delle persone giuridiche e alla Camera di Commercio.

§ COOPERATIVA SPORTIVA DILETTANTISTICA
( Leggi 91/1981 – 50/1983 – art.90 della Legge 289/2002)

Pur non ufficialmente menzionata nell’art.90 della L.289/2002, questo tipo di Società Sportiva di persone senza fini di lucro ( art.2511 e segg. del Codice Civile) , è da ricomprendersi tra le Società di Capitali previste dalla Finanziaria 2003 ; prevede un numero minimo di soci e può essere a responsabilità limitata per quote.

Oltre alle caratteristiche statutarie disposte dal Regolamento di applicazione dell’art.90 L.289/2002 per l’iscrizione nel Registro delle Società Sportive Dilettantistiche, la Cooperativa Sportiva deve avere ulteriori requisiti:

1) la variabilità del capitale e dei soci. Il capitale è essenzialmente variabile, ossia non può essere determinato in un ammontare prestabilito; pure variabile è il numero delle persone e dei soci, giacché è escluso che la variazione di tale numero importi modificazioni all’atto costitutivo ( è anzi imposto di fissare nello stesso le condizioni per l’ammissione ed il recesso dei soci).
2) predeterminazione del valore massimo e minimo delle quote che possono essere possedute da ciascun socio
3) l’atto costitutivo deve contenere gli elementi della società con specificazione che i soci assumono responsabilità limitata ed il capitale è ripartito in quote.
4) le norme per il funzionamento (statuto) devono essere documentate per atto pubblico

La pratica quotidiana è ricca di episodi anche gravi di totale ignoranza dell’argomento, troppo spesso trascurato dai Professionisti e dai Funzionari degli Enti preposti e coinvolti, per cui non è raro il caso di entusiasti Dirigenti diventati capro espiatorio e coinvolti in prestiti bancari ordinari di pre-finanziamento a tassi assurdi e nella impossibilità tecnica di incassare o accedere a contributi pubblici e finanziamenti agevolati promessi o già assegnati, per mancanza della corretta natura giuridica della loro organizzazione.
Ancora una volta si conferma che la managerialità nello sport non si improvvisa e la stessa scelta di non voler far parte del Sistema Sportivo, realizzando impianti di fitness e rieducazione motoria o di intrattenimento e svago in veste di Pubblico Esercizio, può trovare altre soluzioni di accesso al finanziamento agevolato, seguendo però il percorso della Impresa tradizionale di Artigianato dello sport e dei servizi per il benessere della persona, seguita tecnicamente con i Progetti di CreaImpresa, M.I.P. e CreaImpresa Donna.

Impresa individuale, Impresa familiare, Società di persone ( in accomandita semplice o in nome collettivo) sono ulteriori tipologie di Azienda possibili, a volte consigliabili per particolari situazioni connesse alla gestione degli impianti e delle strutture sportive.

Risulta interessante il loro utilizzo nell’impostazione gestionale complessa di un impianto sportivo, in cui vi sia un Ente imprenditoriale proprietario delle strutture sportive e gestore in prima persona di tutte quelle attività commerciali fiscalmente rilevanti quali, ad esempio, il ristorante e lo shop che costituiscano la conduzione accessoria ed indiretta dell’impianto sportivo.

In questo caso, le attività più prettamente sportive verrebbero gestite, con un rapporto di affitto d'azienda da associazioni sportive dilettantistiche costituite fra i fruitori delle stesse.

Tutti i costi di gestione delle attività sportive rimarrebbero in capo all'impresa che riscuoterebbe un canone di locazione degli spazi sportivi dall'associazione.

Quest'ultima avrà, tra i costi, il citato canone ed il costo degli istruttori sportivi e, tra i ricavi, i proventi dei servizi offerti agli associati.

Realizzarsi l’impianto sportivo, oggi può anche non essere più un problema, ma visti i capitali necessari per l’investimento, necessita che la scelta sia sostenuta da esperti conoscitori del settore, da consulenti che conoscano la difficile e complessa materia della programmazione sportiva e della conseguente gestione del Punto Sport inserito nel Sistema Sportivo di un Bacino d’Utenza oggetto e soggetto dell’iniziativa.

Il Progetto di una costruzione e realizzazione sportiva è un’avventura, bella ed entusiasmante, deve costituire il coronamento di aspirazioni, desideri ed esigenze, richiede e merita quindi grande professionalità di tutti gli attori coinvolti nell’impresa, anche se questo può comportare inizialmente qualche costo più elevato per la verifica e la sicurezza dell’ipotesi di investimento ed il successivo mantenimento del livello di qualità.



Fonte: UGIS

Autore:
Michele Amerio

E-mail: info@arieteweb.org





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Data: Giovedì 12 febbraio 2004

Controllo delle immagini nella prima infanzia: proposta di approccio




CONTROLLO DELLE

IMMAGINI

NELLA PRIMA INFANZIA:


PROPOSTA
DI
APPROCCIO













Chiara Nardini – Master di Psicologia dello Sport – Sessione 2003/’04



CONTROLLO DELLE IMMAGINI NELLA PRIMA INFANZIA: PROPOSTA DI APPROCCIO



Lo sport è entrato ormai da molti anni nel quotidiano dei nostri bambini. E’ uno strumento di crescita messo a disposizione di questi ultimi.

Ma come viene inteso lo sport nell’infanzia? Quello praticato dalla fine della scuola materna ai primi anni di scuola elementare?

Alcuni istruttori usano lo sport per raggiungere i loro fini di successo, parliamo allora di attività sportiva in cui vi è una specializzazione precoce dell’attività scelta. Altri invece lo intendono come un mezzo di sviluppo e di crescita per il bambino. Possiamo parlare allora di psicomotricità, un’attività in cui lo sport è un mezzo per crescere, per socializzare, per sperimentare le proprie potenzialità ed i propri limiti sia fisici che mentali e che può sbocciare in futuro in una scelta agonistica o di divertimento. Ogni bambino ha delle caratteristiche fisiche e psichiche che gli sono proprie ed obiettivo della disciplina sportiva è svilupparle per migliorarle e, nel caso, per migliorare la prestazione sportiva del futuro atleta.
Questo miglioramento delle abilità fisiche e mentali inizia dalla più giovane età. E’ obiettivo di questo articolo dare un esempio di proposta di approccio al controllo delle immagine nella prima infanzia, non prima di aver definito quali sono le caratteristiche psichiche del bambino dai 5 ai 7 anni e che cosa sia e quale importanza abbia nell’attività sportiva.


Per il bambino dai 5 ai 7 anni potersi dedicare ad un’importante attività motoria è vitale: ne va della qualità del suo sviluppo fisico e psichico, due fenomeni paralleli ed intimamente legati. E’ attraverso l’attività motoria che il bambino scopre e conquista l’ambiente che lo circonda. Egli sfrutta l’attività motoria per mettere alla prova le possibilità del suo corpo. Queste esperienze gli permettono di edificare la sua autonomia e la sua personalità. Svolgendo un’attività motoria va fino ai limiti delle sue possibilità ed impara a gestire le difficoltà.
Nei giochi di gruppo il bambino si trova a confrontarsi con altri suoi coetanei. Deve farsi capire e stabilire delle regole; inoltre nei giochi c’è anche il perdente: è l’occasione per imparare la sconfitta.
A 6 anni il cervello del bambino pesa circa il 90% del suo peso definitivo. La rapidità della sua maturazione è data dall’accrescimento notevole della capacità di registrazione ed assimilazione delle informazioni. La facoltà di concentrazione si sviluppa: permette di svolgere esercizi con uso simultaneo di gambe e braccia. La coordinazione dei movimenti diventa più fine e precisa. La percezione sensoriale si affina e si arricchisce di una dimensione analitica, anche sul piano visivo. Grazie a questo il bambino riesce a distinguere le lettere e le cifre, a riprodurle, a riconoscere delle parole isolate all’interno di una frase. Inoltre la capacità di percezione visiva analitica interviene nella valutazione della velocità di avvicinamento di un corpo in movimento (reagisce adeguatamente all’arrivo di un veicolo a motore ed alla ricezione di un pallone).
Durante l’età pre-scolare il bambino possiede le condizioni psichiche che gli permettono di fare dello sport: rispetta i divieti, manifesta interesse e fa prova di autonomia. Però la sua ‘allenabilità’ è limitata dall’assenza di “motivazione al lavoro” (volontà), ma attraverso un contesto ludico riesce a fornire uno sforzo. La disposizione a fornire degli sforzi è incoraggiata dagli elogi. La riuscita stimola la sua motivazione.
I bambini di quest’età si caratterizzano sostanzialmente per:
- bisogno intenso di muoversi e giocare,
- una grande curiosità (“periodo delle domande”),
- debole capacità di concentrazione,
- grande versatilità nelle occupazioni,
- amabilità, franchezza e ottimismo.
E’ l’eta d’ORO dell’infanzia.

Da quanto appena riportato è chiaro che mentale e fisico sono due entità intimamente legate e concorrono entrambe alla riuscita del gesto sportivo e di ogni azione dell’individuo.
Ma quando intervengono nel gesto sportivo? Lo schema di seguito riportato spiega la realizzazione del gesto motorio dalla presa di informazione al movimento.



canali sensoriali: Visione Udito Propriocezione


ERRORE



Identificazione degli stimoli livello psicologico: trasformazione del segnale fisico
(onde sonore diventano influsso nervoso) - trasmissione
del segnale – STOCCAGGIO messa in memoria –
Selezione della risposta PROGRAMMAZIONE: evocazione di informazioni anteriori,
confronto con informazioni attuali, scelta, messa in atto
della programmazione – REGOLAZIONE: del tono muscolare,
Programmazione della risposta dell’equilibrio tramite l’azione del cervelletto (coordina
l’attività dei muscoli agonisti ed antagonisti agendo sulla
potenza muscolare)


Riferimento MEMORIA


Programma motorio

Livello fisico: un segnale elettrico percorre un nervo motore
(motoneurone alfa) – arrivo alla giunzione neuro-muscolare
in cui viene liberata una sostanza chimica (acetilcolina) -
all’interno della cellula muscolare liberazione dell’energia
Midollo osseo necessaria alla contrazione





Muscolo feed-back forza muscolare





Movimento feed-back posizione del corpo




Ambiente feed-back visione, udito



(da Apprentissage moteur et performance – R. A. Schmidt )

Come si può vedere dallo schema, la realizzazione del gesto motorio parte dalle informazione che giungono al cervello dai canali sensoriali. Nel bambino i canali sensoriali di predilezione sono principalmente quello visivo, quello propriocettivo ed in seguito quello uditivo. E’ durante questo stadio dello sviluppo del bambino che migliora la percezione sensoriale pertanto si può iniziare già da ora a sviluppare il controllo delle immagini.


Per controllo delle immagini si intende quella capacità dell’individuo di ripetersi ‘mentalmente’ il movimento o simularlo.
La ripetizione mentale può avere diverse nature in funzione del canale sensoriale utilizzato dall’individuo. I canali sensoriali sono cinque: visivo, uditivo, tattile, gustativo ed olfattivo. In ambito sportivo si utilizzano essenzialmente i primi tre inglobando quello tattile nella sfera propriocettiva ovvero quelle informazioni che arrivano da dentro il nostro corpo (informazioni che vengono dai muscoli, dai tendini, dall’apparato vestibolare ed altri ancora).

Il compito con i bambini è appunto quello di sviluppare questi canali per poter immaginare correttamente un movimento. Obiettivo finale che si dovrebbe raggiungere per riuscire una corretta visualizzazione è quello di ottenere un’immagine:
- vivida e controllabile,
- corretta (dal punto di vista biomeccanico e nel ritmo di esecuzione),
- multisensoriale (visione, udito, sensazioni corporee).

Ma a cosa serve visualizzare un gesto motorio?
Le ripercussioni sulla prestazione sportiva sono diverse. E’ importante precisare che durante la visualizzazione l’impulso nervoso che parte dal cervello compie lo stesso percorso che compirebbe nel caso in cui il gesto si dovesse eseguire realmente. L’unica differenza sta alla fine di questo percorso in quanto l’impulso nervoso non si trasforma in stimolo meccanico (in movimento). La visualizzazione è quindi interessante da sviluppare in quanto migliora il tracciato mnemonico del gesto motorio eliminando il fattore stanchezza. In allenamento il gesto motorio può quindi essere preceduto da una visualizzazione, realizzato e seguito da un’altra visualizzazione di rinforzo. Ma la visualizzazione può essere utile anche in caso di infortunio. Sempre grazie al percorso che l’impulso nervoso compie la traccia mnemonica viene mantenuta fino a quando il corpo non riprende le sue capacità.
La visualizzazione può essere utilizzata per gestire le emozioni, per esempio prima di una gara immaginandosi il campo di gara e tutto il contorno di quest’ultimo.


Raggiungere gli obiettivi di una corretta visualizzazione (vivida e controllabile, corretta e multisensoriale) è possibile iniziando con dei giochi già dalla prima infanzia. La proposta di seguito riportata è stata effettuata con delle bambine di età compresa fra i 5 e 6 anni.


Questo esercizio consiste in un gioco: il gioco della televisione, piuttosto divertente ed efficace. Per renderne l’attuazione più facile è meglio mettersi in un posto tranquillo ed iniziare con degli esercizi molto semplici di respirazione per diminuire il livello di attivazione dei bambini. L’esercizio di visualizzazione deve essere proposto come un gioco e questo crea eccitazione pertanto eseguire degli esercizi di respirazione o ascolto del battito cardiaco calma leggermente.
Il gioco ha diverse fasi che andrò di seguito a descrivere.

Il primo esercizio consiste nel chiedere ai bambini di immaginare una televisione con lo schermo spento. Gli si chiede di chiudere gli occhi. Per alcuni bambini è più facile coprirli con le mani per aumentare la concentrazione. Una volta che hanno immaginato lo schermo gli si pongono diverse domande sulle caratteristiche dell’immagine:

- Com’è fatto il tuo schermo?- Hai sentito dei suoni quando guardavi la televisione? - Che cosa hai visto oltre alla televisione? Questa domanda ci fa entrare nel mondo del bambino: ci porta a conoscenza della sua immagine Questa domanda ci permette di capire se oltre alla visione altri e quali canali sensoriali entrano in azione durante la visualizzazione.Alcuni bambini vedono solo lo schermo, mentre altri introducono la televisione dentro ad un contesto, una camera, il salone e possono descrivere quello che gli sta intorno. Queste informazioni ci permettono di capire che tipo di attenzione caratterizza ogni bambino (sono informazioni che ci potranno essere utili più avanti quando ci interesseremo alla loro attenzione).


Come secondo gioco gli si chiede di introdurre dentro allo schermo un’immagine a piacere e si chiede di descriverla.


Questi due giochi proposti nel giro di qualche minuto a tre bambine di 5 e 6 anni hanno dato i seguenti risultati:

SCHERMO BIANCO IMMAGINE NELLO SCHERMO
Bambina A di 5 anniBambina B di 6 anniBambina C di 6 anni Visione e uditoVede il muro dietro alla televisioneVisione e uditoVede l’acquario dietro alla televisioneVisione e uditoVede solo lo schermo bianco Una casa, il giardino con un gatto e l’immagine è nitida “come una foto”Una tartarugaUna tortorella con il mangiare



Come terza proposta ogni bambino deve introdurre nel proprio schermo un compagno. Nel caso specifico la bambina A deve immaginare la bambina B, la bambina B quella C e la C quella A.


A B C




Per quarta proposta ogni bambino deve immaginarsi quello di prima questa volta però mentre compie un gesto motorio definito dall’allenatore.
Nel caso delle tre bambine la cui disciplina sportiva è la ginnastica artistica, si conoscono da diversi mesi e si vedono evolvere in continuazione, la richiesta è stata quella di visualizzare la propria compagna mentre esegue una verticale.
A questo punto entra in gioco un disegno o la videocamera. Nel caso delle tre bambine viene chiesto di descrivere il gesto motorio che hanno fatto realizzare alla loro compagna e di paragonarlo ad un disegno dello stesso gesto scelto di comune accordo come il gesto “ideale” (nota bene, il disegno in questione è già conosciuto perché lo guardano ogni tanto durante le lezioni). La stessa cosa può essere fatta prendendo come gesto di riferimento un filmato.
La descrizione del gesto realizzato è stata piuttosto minuziosa ed è importante chiedere delle precisazioni sui momenti biomeccanici più importanti. Nel caso in cui una bambina non se lo ricordava gli è stato chiesto di riguardare la propria compagna alla televisione e quindi è stata in grado di dare la risposta. Esempi di domande per quanto riguarda la realizzazione della verticale possono essere: “Ha fatto un passo lungo prima di appoggiare il piede?”, “Ha appoggiato le mani lontano dai piedi?”, ecc.


Infine, il protagonista dello schermo diventa il bambino stesso. Adesso “si deve vedere in televisione” mentre compie il gesto motorio richiesto.
Una volta realizzata la visualizzazione possiamo usarla in due modi: nel primo caso per esaltare quello che fa correttamente ed il paragone con il disegno o il video possono essere un rinforzo, oppure per correggere un errore. In questo caso in seguito alla descrizione che ci fornisce gli si può chiedere di “riguardarsi” e porre maggiore attenzione ad una parte del gesto che sappiamo compie meno bene e chiedergli di eseguirla con determinate modifiche. A volte solo chiedendo di rivedere un “pezzo” del loro gesto si correggono automaticamente.

Nel caso della verticale un fattore importante per la riuscita del gesto è mantenere l’allineamento della gamba dietro con il busto e le braccia. Utilizzando il disegno come riferimento e mostrando questa caratteristica si chiede alla bambina di controllare se in televisione ha rispettato questo parametro. Nel caso che la risposta sia negativa le si chiede di modificare il suo video.














Un’altra domanda importante è chiedere il ritmo del movimento: lento, reale o più veloce. Questo per annotare un’altra caratteristica della visualizzazione individuale.


La fase immediatamente successiva è quella di realizzare il gesto.
Ora devono guardarsi in televisione ed eseguire subito dopo il gesto. Il risultato è sorprendente. Nel caso delle tre bambine due di loro hanno realizzato la verticale molto meglio rispetto al loro solito mentre la terza si è sbagliata ma ha precisato subito che il gesto non corrispondeva a quanto realizzato nella “sua televisione” descrivendo quali erano le differenze e quello che realmente doveva eseguire! La seconda realizzazione di quest’ultima corrispondeva alla sua visualizzazione.
Il gesto preceduto da una visualizzazione è stato ripetuto varie volte da tutte e tre le bambine ed il risultato è stato sempre come descritto sopra.

La realizzazione globale di questo gioco è durata circa 20 minuti ed i risultati sono stati sorprendenti da subito. A questi esercizi si possono aggiungere diverse varianti tra cui l’introduzione delle sensazioni corporee. Ritornando alla verticale è stato chiesto alle bambine di contrarre realmente i muscoli delle gambe nel momento in cui in video raggiungevano la verticale. L’atteggiamento del corpo nella realizzazione del gesto è migliorato automaticamente. Ovviamente perché la modifica apportata al gesto rimanga deve essere ripetuta a lungo, ma queste esperienze ludiche vengono immagazzinate nella memoria pronte ad essere richiamate in qualsiasi momento e rimangono efficaci anche dopo diverso tempo (settimane).


Con questa dinamica il gioco è stato proposto una sola volta, ma è diventato uno strumento di allenamento delle bambine. All’inizio è bastato suggerire di guardarsi in televisione quando non riuscivano un gesto o quando lo stavano imparando, in seguito è diventato uno strumento che utilizzano autonomamente quando ne hanno bisogno. E’ importante però che il gesto che visualizzano sia rinfrescato regolarmente da un disegno o dalla visione di un atleta più esperto perché rispetti le leggi biomeccaniche e sia comune ad entrambe le parti (allenatore e bambino).
Per utilizzarlo nel tempo il gioco necessita di continue evoluzioni.
Ad esempio le prime visualizzazioni vengono fatte con le mani sugli occhi e le bambine tendono a sdraiarsi a terra. In seguito è bene passare ad una visualizzazione del gesto in piedi, poi con gli occhi chiusi ma non protetti dalle mani ed in seguito, quando riescono questi due passaggi, a farla sull’attrezzo. Questo per rendere la visualizzazione uno strumento a disposizione dell’individuo appena prima della realizzazione del gesto.


Il gioco realizzato in questo modo ci da molte informazione sul modo naturale di visualizzare dei bambini. Può essere utilizzato come una valutazione iniziale. Le domande ci informano su:
- i canali sensoriali di predilezione,
- sul tipo di attenzione,
- sulla nitidezza dell’immagine,
- sulla capacità e durata di concentrazione,
- sulla capacità a rilassarsi,
- sul ritmo della visualizzazione.

Le informazioni che fornisce il gioco riguardano delle caratteristiche del momento in cui è stato proposto, soprattutto per quanto riguarda la capacità e la durata di concentrazione e la capacità a rilassarsi del bambino, ma possono comunque essere indicativi.

Sapendo che un’efficace visualizzazione deve essere caratterizzata da immagini nitide, precise e multisensoriali, comparando questi parametri con le informazioni iniziali del gioco si può realizzare una progressione di esercizi.




Bibliografia


- C. Robazza, L. Bortoli, G. Gramaccioni (1994) . La preparazione mentale nello sport , Ed.
Luigi Pozzi

- Richard A. Schmidt (1993) . Apprentissage moteur et performance, Vigot Collection Sport
et Enseignement

- Schweizer K. e Zahner L. (1992) . Science du Sport – L’enfant et le sport , Macolin , 5, 5-8

- E. Thill, R. Thomas, J. Caja (1994) . Manuel de l’Educateur Sportif – Préparation au Brevet d‘Etat, Vigot Collection Sport et Enseignement



Fonte: AIPS

Autore:
Chiara Nardini

E-mail: info@arieteweb.org





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Data: Venerdì 19 dicembre 2003

Auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti i visitatori



AUGURONI!!!!







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Data: Giovedì 18 dicembre 2003

L'atletico Nettuno a Bologna - Maratona Nettuno/Germania


L'ATLETICA NETTUNO A BOLOGNA


Sabato 6 e Domenica 7 dicembre a Marzabotto presso il Centro Culturale Sportivo La Rocca si è svolto un incontro fra gli organizzatori della maratona internazionale Italia - Germania (Nettuno - Traunreut) e l’associazione A.R.I.E.T.E. sugli aspetti tecnici organizzativi relativi al transito della maratona sul territorio della provincia di Bologna, in particolare la sosta a Marzabotto e a Crevalcore.
La maratona si svolgerà nel mese di luglio 2004 e passerà nel territorio del Comune di Marzabotto per poi dirigersi verso i Comuni di S,Giovanni in Persicelo e Crevalcore.
Il presidente dell'Atletica Nettuno, Vincenzo Di Ruocco, creatore ed organizzatore della maratona, ha presentato la manifestazione e le difficoltà che incontra nell'attraversare alcune città, fra cui Bologna.
Domenica mattina gli organizzatori hanno incontrato presso il Palazzo Comunale di Crevalcore l'assessore allo sport Giuseppe Tamburella, che ha rilevato come la maratona non é solo una manifestazione sportiva, ma anche un fatto culturale e di solidarietà: portare un messaggio di pace fra gli cittadini europei che sempre più devono cercare di conoscersi e capirsi.
Maurizio Longega, collaboratore tecnico e presidente della sezione Unione Nazionale Veterani dello Sport di Anguillara Sabazia (Roma), ha definito che lo "Sport di tutti" trova in questo tipo di manifestazione la sua naturale espressione e lo esalta nel suo più nobile significato.
Franco Faggioli, presidente dell’associazione A.R.I.E.T.E., ha sottolineato come la corsa su strada può essere un contributo al benessere psicofisico e può diventare uno strumento di prevenzione alle tensioni della vita quotidiana. Nell’incontro si sono poste anche le basi per una collaborazione nell’ambito di iniziative di formazione nello sport.
A conclusione dell'incontro, si é concordato che, qualora non sia possibile trovare una variante al percorso originale (transito sulla 568), la maratona, proveniente da Prato (strada 325), arriverà a Marzabotto, scavalcherà Bologna ovvero la attraverserà sui mezzi al seguito e riprenderà all'ingresso del territorio comunale di San Giovanni in Persiceto, per far sosta, poi, a Crevalcore.
A Marzabotto la maratona sosterrà presso la Scuola di Pace di Monte Sole per poi visitare il luoghi storici dell’eccidio dell’ultima guerra e dopo avere incontrato gli amministratori locali si dirigerà verso Crevalcore per proseguire verso il nord europa.



Autore:
Maurizio Longega

E-mail: mlongega@quipo.it

Link di approfondimento: www.longegamaurizio.it





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Data: Martedì 16 dicembre 2003

Lo sport natura e le politiche locali


LO SPORT NATURA E LE POLITICHE LOCALI 16 dicembre 2003

di Emiliano Brunetti


Con questo intervento cercheremo di stimolare alcune riflessioni in merito all’impiantistica sportiva naturale ed alle relative politiche locali di valorizzazione di questo patrimonio.
E’ ormai consolidato e sempre più in fase di netta affermazione il binomio che accomuna molteplici pratiche sportive (sovente organizzate su base self) agli ambienti naturali, sia di acqua che di terra. Appurato questo trend, crediamo che il passo successivo sia quello di organizzare un’offerta quanto più in linea con le aspettative, allo scopo di tradurre questa tendenza, talvolta ancor troppo inespressa, in effettiva risorsa dalla quale trarre un sicuro giovamento a livello locale. Ma tutto questo a chi spetta?
Siamo dell’avviso che gli enti locali, supportati dal know-how insito in alcuni operatori del tessuto sportivo, coinvolti a livello disciplinare, organizzativo o gestionale, rappresentino i principali destinatari dello stimolo proveniente dalla domanda.
Anche l’ambiente naturale abbisogna però della componente investimento che può o meno essere mitigata a secondo degli interventi che si intendono apportare; è, infatti, errato ritenere che il patrimonio naturale destinato allo sport non sottenda costi dovuti alla cura ed alla manutenzione dalla cui efficacia dipenderà il livello di soddisfazione dei praticanti.
Un attracco fluviale, un sentiero, un percorso vita possono rappresentare il fulcro di pratiche sportive in fase di sviluppo, sebbene caratterizzate da scarsa “telegenicità” e da una moderata capacità di appeal nei confronti dei partners economici.
Citiamo, fra gli altri, il cicloturismo, l’orientiring, la vela, il podismo, l’alpinismo, il trekking, l’escurisionismo, la mountain-bike, l’arrampicata, l’equitazione, la canoa e la categoria dei cosiddetti sport estremi. Su questo genere di pratiche, contraddistinte da una complementarietà implicita con la natura, si può esercitare un’azione “magnete”, volta a generare un feeling economico fra una disciplina ed un sito territoriale. Tutto questo potrà avvenire sfruttando un altro elemento distintivo di queste discipline, ci riferiamo alla propensione allo spostamento da parte dello sportivo e, quindi il frequente inserimento di tali sport all’interno di momenti come il turismo. Le potenzialità del turismo sportivo necessitano però di essere stimolate e gestite con oculatezza nella consapevolezza che organizzare eventi non significhi oltrepassare quel limite di compatibilità ambientale di cui le discipline all’aperto, ed i rispettivi praticanti, rappresentano il lato “positivo” del consumo. Eventizzare, con i dovuti accorgimenti, in relazione alle potenzialità presenti sul territorio, significa generare un benefico volano, un concreto indotto economico ed una positiva ricaduta d’immagine. Un primo punto di forza del turismo sportivo risiede indubbiamente nella capacità di destagionalizzare i flussi turistici, nonché di poter ottimizzare l’offerta ricettiva nei confronti di una domanda omogenea, promuovendo ed esportando altresì l’immagine del territorio. Siamo convinti pertanto, che sebbene molti di questi eventi denuncino lacune in termini di potenzialità mediatiche, il relativo “valore economico” emerga e ricada, in termini di esternalità positive, sul territorio, a patto che vengano soddisfatte positivamente le aspettative della domanda. Qualora queste vengano disattese, l’effetto “tam tam” prodotto risulterà opposto e, pertanto, estremamente negativo. E’ ovvio che nel momento in cui vi è l’intenzione di sfruttare una risorsa naturale mediante la creazione di un evento ad hoc, dovranno essere sinergizzate tre macro-categoria di expertise:
- le policies e gli investimenti pubblici (enti locali);
- la ricettività e la struttura del tessuto economico (tessuto imprenditoriale);
- il know-how, la logistica e la competenza tecnica (tessuto sportivo).

Dal crocicchio di queste macro-categorie dovrà essere ottimizzato l’evento e la relativa riuscita in termini sia economici che sociali.
In molti casi, le risorse naturali, ritenute più “banali”, costituiscono un valido investimento sul quale puntare allo scopo di riqualificare un’area, traendone indubbie risultanze positive. Il caso che ci teniamo a segnalare, a tal riguardo, è il Parco Urbano “G. Bassani “ di Ferrara. Trattasi di un’area verde, che sino a qualche anno orsono era lasciata in stato di abbandono, compresa fra le mura estensi ed il fiume Po, nella quale, oltre ad esservi inserite sperimentazioni agronomiche, si è puntato sul binomio sport-natura, riqualificando in toto l’area, creando sentieri, corsi d’acqua artificiali, impiantando attrezzature, insediando colonie faunistiche, e rendendo questo sito luogo di eventi sportivi, aggregativi e ricreativi. Il volume degli eventi che vi vengono inseriti è volutamente circoscritto all’interno di un rigoroso regime di compatibilità rispetto all’ambiente naturale al fine di non adulterarne la connotazione di fondo. All’interno di questo sito, oltre a tantissime discipline sportive, trovano il loro habitat naturale manifestazioni legate ad attività sportivo-hobbistiche quali il modellismo, l’ornitologia, la pesca sportiva, la cinofilia e war-games.
Gettate queste basi sarà sufficiente manutenzionare la risorsa, presidiandone il business allo scopo di preservare l’equilibrio compreso fra gli estremi dello “svilimento” e quello della “improduttività”.



Fonte: ARIETE

Autore:
Emiliano Brunetti

E-mail: emiliano_brunetti@libero.it





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